G.M. femmina 1950
Centro di Riferimento Oncologico Aviano
Divisione di Oncologia Chirurgica
Aviano 08.10.1997
Dimettiamo la sua paziente Sig.ra G.M., ricoverata nel nostro istituto per l'evidenza radiologica (RX, TAC) di un processo espansivo della loggia mediastinica anteriore con multipli ispessimenti della pleura diaframmatica, costo-parietale e mediastinica in assenza di altri dati clinici e bioumorali patologici.
Gli ulteriori accertamenti eseguiti (RX mammografia,broncoscopia, esofagoscopia, ecografia tiroidea, scintigrafia ossea) sono risultati negativi. L'agobiopsia sotto guida TAC della lesione mediastinica ha confermato la presenza di una lesione neoplastica carcinomatosa poco differenziata con possibile differenziazione spinocellulare (vedi referto).
L'attuale estensione della malattia all'emitorace sx controindica una toracotomia proponibile dopo ciclo di chemioterapia con eventuale risposta favorevole, come proposto dal Collega Oncologo Medico.
Il Primario Chirurgo C. R.
Lesione mediastinica anteriore durante l'agobiopsia 1997
Lesione pleurica diaframmtica sinistra
Iniziava in dicembre 1997 la chemioterapia ma visti gli effetti tossici della medesima e gli scarsi risultati ottenuti (progressione di malattia) la interrompeva ed il giorno 03.03.1998 iniziava terapia con Metodo di Bella con Octreotide 1mg al dì etc. Nel corso degli anni successivi, trascorsi con una qualità di vita ottima, le indagini TAC, effettuate ogni 8 mesi circa, documentano una stabilità di malattia.
Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana
REFERTO 13/08/2003:
Esame posto a confronto con uno precedente del 22.05.2003.
Si documenta un lievissimo miglioramento dl quadro polmonare nel senso di una modestissima riduzione volumetrica a carico delle lesioni già note ad impianto pleurico di sx. Modestamente ridotti di volume i linfonodi nella finestra aortopolmonare e in paraortica. Non versamento pleurico. Non focalità in ambito epatico. Nella norma reni, surreni, milza e pancreas.
Il quadro clinico e la qualità di vita della paziente dimostrano a tutt'oggi una stabilizzazione della malattia con oltre 6 anni di sopravvivenza.